L’importanza dell’attivismo

Quando ho iniziato il mio cammino veg, ormai 20 anni fa, la situazione era molto diversa da quella attuale. A stento si trovava in vendita il tofu, ed era una sfida cucinarlo rendendolo saporito. Bisognava avere creatività per inventare le ricette, e per quanto riguarda l’equilibrio alimentare, era molto più complicato documentarsi rispetto a quanto avviene oggi. Internet c’era, ma i siti specifici erano pressoché inesistenti e comunque la connessione flat era ancora al di là da venire.

In questo contesto essere vegetariani o vegani non era semplice, ma soprattutto ci si sentiva una minoranza che quasi doveva chiedere scusa. Anzi, anche essere solo vegetariani era considerato un passo decisivo, poiché ancora non erano diffuse tutte le conoscenze riguardanti l’impatto del latte e delle uova sull’allevamento animale.

Ancora adolescente, con un carattere incline a non recare disturbo al prossimo, cercavo sempre di non dare fastidio a causa della mia scelta. Una scelta che, certo, non tenevo nascosta e che inevitabilmente faceva discutere. Ma cercavo di adattarmi alle situazioni, di non creare problemi, di non essere troppo schizzinosa se qualcuno per me quando ero ospite cucinava vegetariano e non vegan.

Crescendo ho imparato a rendere il mio carattere meno timido, e a non preoccuparmi se le mie scelte di vita possono dare fastidio a qualcuno (quando sono giuste). Se, appunto, mi trovo nel giusto, non devo preoccuparmi di “dare fastidio”, perché non sono io quella che dà fastidio. Certo, mantengo sempre un atteggiamento dialogante, perché ritengo che porsi in atteggiamento “guerrigliero” non giovi molto alla causa, ma non mi preoccupo ad esempio di informarmi se una data pietanza contiene qualcosa che non dovrebbe, o di verificare dal barista se un succo di frutta può contenere del latte (succede).

Non sono più neanche tanto incline all’autoironia riguardo questa scelta, perché mi sono resa conto che non si tratta di un punto debole – per quanto ancora scelta di minoranza – ma di un punto di forza. Anzi, è la scelta migliore che abbia mai fatto nella mia vita, lo dico sempre.

Spesso si sente dire che i vegani non dovrebbero “imporre le proprie scelte agli altri”, dimenticandosi che chi impone qualcosa agli altri sono quelli che impongono agli animali di non vivere, di non essere felici, o a chi è più sensibile di dover vedere pezzi di esseri senzienti cotti e portati in tavola. Non discuto, comunque, sui percorsi altrui. Volevo invece soffermarmi su quell’atteggiamento che hanno invece a volte gli stessi veg, di non voler imporre niente a nessuno. Divulgare la bontà di una azione non significa imporre agli altri, significa piuttosto cercare di diffondere il bene. Questo non ha nulla a che fare con il fare la manfrina ogni volta che si ha a che fare con un carnivoro o che ci si riunisce a tavola. Tuttavia non ci si deve sentire in errore, o inibiti, solo perché si è vegani o vegetariani. Non stiamo imponendo nulla. Stiamo soltanto facendo informazione e per questo non c’è nulla di cui vergognarsi o chiedere scusa. Attivismo non è solo andare nei macelli a fare reportage o fare azioni eclatanti. Attivismo è anche solo parlare di quel che si è capito nella vita. Farlo con assertività e con convinzione, senza attaccare o guerreggiare, senza violenza e senza metterci di mezzo l’ideologia o l’interesse personale; farlo per gli animali, per la Terra. Bisogna essere fieri di questa scelta e cercare di seguirla sempre meglio, perché di errori se ne fanno, a volte per ingenuità o disattenzione. Tenerla per sé è come tenere nascosto un tesoro. Dunque, con questo post vorrei invitare tutti i veg più timidi a non preoccuparsi di ciò che dicono gli altri, di non sentirsi di troppo, di non pensare di disturbare. Ogni scelta diversa è certamente motivo di discussione e di fastidio, smuove le coscienze – spesso in maniera inconscia – ed è pietra di scandalo. Ma è tutto parte del gioco. Se non potete fare attivismo vero, anche nelle sue forme più blande come, ad esempio, facendo volantinaggio o partecipando a un Cubo della Verità, semplicemente non nascondetevi; quando siete a una tavolata con persone che non sono veg, non nascondetevi. Non esibite, ma non cercate nemmeno di essere invisibili se qualcuno vi chiama in causa. Esprimete la vostra scelta con convinzione e coraggio, siate gentili e non offensivi, ma non sentitevi in difetto perché non lo siete.

 

 

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