Coronavirus, una mascherina ci salverà?

Sono giorni difficili per l’Italia e il mondo intero. Come al solito c’è chi minimizza e chi si allarma oltre il dovuto. Probabilmente la verità sta nel mezzo: Covid19 può essere molto cattivo, ma con molti è abbastanza gentile. Sicuramente ciò che è più dannoso di tutto in questa vicenda è – manco a dirlo – la scarsa empatia. Molti si sono rattristati delle notizie sui deceduti: “era anziano, con patologie pregresse”. E tutti ad affrettarsi poi a dire che no, la vita di un anziano non vale meno, ma preoccupa meno una morte in un quadro già compromesso in termini epidemiologici. Ok. Questo per quanto riguarda la collettività… Ma a livello del singolo la differenza è enorme: quella tra la vita e la morte. Fra l’altro bisogna ricordare che, per quanto bassa, la mortalità fra i pazienti giovani non è assente perché 0,2, 0,3, 0,4% non significano zero.

Poi molti finiscono in rianimazione, e certo non deve essere piacevole. Ricordiamo inoltre tutti gli immunodepressi e gli immunocompromessi, che non sono solo anziani ma anche giovani sotto terapia antitumorale, o con malattie autoimmuni, o anche semplicemente col sistema immunitario indebolito da una recente malattia sia pur banale come si ritiene sia l’influenza. Ricordiamo anche che in una epidemia che si protrae a lungo gli altri mali non vanno in vacanza: chiunque potrebbe aver bisogno di cure che lo debilitano, chiunque potrebbe ammalarsi di tumore ad esempio. Poi c’è chi vive solo, ma si prende cura di un disabile, o di un anziano, o di un animale, o di un neonato o di un bambino, e il suo andare anche solo in terapia intensiva sarebbe un dramma per chi rimane senza assistenza.

Pensiamo inoltre che non dobbiamo affollare i posti in terapia intensiva, che non sono sufficienti a una grande mole di malati tutti insieme, e che vanno divisi con quanto hanno altre patologie, dall’ictus all’infarto, con chi è in coma, con chi si è operato, con chi ha avuto un incidente, con chi sta morendo, con chi ha avuto un trapianto d’organi. Dobbiamo essere sinceri: spesso non pensiamo con lungimiranza. Ci limitiamo a quei pochi dati che sembrano essere interessanti in superficie. E poi c’è chi ha paura, ma minimizza perché no, non può essere tutto vero. Non può succedere a noi, alla nostra società opulenta, crassa, capitalista. No, non può essere messo tutto in discussione.

E invece sì. Il Coronavirus che, è vero, non è il peggiore dei mali che ci potevano capitare – ad oggi – è però un male lo stesso, che ci porta a fare le doverose riflessioni, sul sistema economico, sulla globalizzazione selvaggia, sulla delocalizzazione, sulla politica e la governance, su come trattiamo il prossimo, su come trattiamo gli altri esseri viventi, su quanto siamo tutti più vicini e interconnessi di quanto possiamo pensare, su come la vita sia una, fragile, delicata, preziosa. Su quanto manchiamo in questo momento storico di trascendenza, di orizzonti più ampi e più elevati.

Siamo in confusione, non abbiamo direttive chiare. Per questo dobbiamo imparare ad orientarci da soli, dobbiamo cercare una strada luminosa di buon senso e buone pratiche.

Dicono che le mascherine non servono. In realtà le mascherine, ffp3, servono eccome, ma devono essere destinate in primo luogo al personale sanitario, così messo alla prova, perché scarseggiano. Le mascherine chirurgiche? Quelle ancora sono reperibili, ma non fermano il virus per chi è sano. Eppure se tutti le indossassimo, dato che il virus viaggia sulle droplets, come le chiamano, insomma le goccioline di saliva, i piccoli “sputacchi” che involontariamente emettiamo parlando e – sembra – meno con il vapore acqueo che emettiamo con la respirazione, allora già faremmo un favore a noi stessi e agli altri e daremmo un primo scacco al virus. Ci sono asintomatici (pochi, si dice, evento raro), ci sono paucisintomatici, ci sono non testati che pensano di avere il raffreddore, ci sono quelli ancora all’inizio dell’incubazione e senza sintomi sviluppati che potrebbero contagiare altri. Fra questi soggetti ci potrebbe essere chiunque fra noi. Ma le mascherine chirurgiche a loro volta diventerebbero presto introvabili, e poi anche quelle meglio destinarle a chi lavora nel settore sanitario. Inoltre vanno sostituite spesso (ci pensate, a proposito, a quanto inquineremo con tutto questo usa e getta?). E allora, quale potrebbe essere la soluzione?

Indossiamo tutti mascherine di stoffa. Procuriamocene 7, 10, la fornitura di un mese, possiamo anche cucircele da soli con pochi materiali e poca spesa, sono lavabili, disinfettabili, hanno lo stesso scopo delle mascherine chirurgiche e cioè di fermare le droplets, se indossate da tutti raggiungiamo lo scopo di non andare in giro a contagiare senza sapere di poterlo fare. Questo, unitamente ad altre misure come continuare a tenere le scuole chiuse o a evitare assembramenti, potrebbe aiutarci a limitare i contagi, a non far andare a rotoli l’economia (fra l’altro mica tutti i settori si possono fermare! Anche solo per mangiare c’è bisogno di chi produca il cibo), a non mettere in pericolo chi è debole e neanche noi stessi (chi può essere realmente sicuro del proprio stato di salute?), a non sovraccaricare i medici e i reparti di terapia intensiva, a innalzare l’umore perché si potrebbe tornare a uscire e a svolgere attività quotidiane con più tranquillità. Certo, finché stiamo bene in fondo siamo tutti tranquilli. Ma per uno che contagiamo pur stando bene potremmo far arrivare inconsapevolmente la catena fino a una persona debole. A un disabile, ad esempio. Non permettiamolo. Vero è che avere a disposizione mascherine chirurgiche usa e getta, al netto dell’inquinamento, rende tutto più semplice, e con le mascherine riutilizzabili bisogna avere qualche accortezza come quella di maneggiarle poco dopo l’uso e lavarle il prima possibile, lavandoci le mani subito dopo averle maneggiate nel caso in cui fossimo noi quelli malati (e comunque le mani vanno lavate sempre… Forse c’è chi non lo faceva già prima di questa emergenza?). Ma una buona lavata a rigor di logica è sufficiente a dar loro una bella pulita. Chi scrive non è medico, né virologo o altro tipo di esperto, si cerca solo di trovare soluzioni realmente attuabili per il bene di tutti. Il governo italiano non ha disposto l’obbligatorietà delle mascherine come è stato fatto in Cina e come i cinesi consigliano. Iniziamo a farlo noi, confidando nell’effetto imitazione e senza preoccuparci se all’inizio potremo sembrare quelli strani: vivere senza crudeltà è anche questo. Nessuno ha voglia di starsene rintanato in casa.

Concludo lasciandovi uno scritto di una persona con cui ho avuto modo di interagire virtualmente. Lo condivido col suo permesso, perché è emblematico, lasciando la fonte anonima come da sua richiesta. In seguito condivido anche alcuni suggerimenti dalla Cina su come è facile estendere o contenere il contagio, in base alle nostre abitudini. Esercitiamo la nostra empatia. Solo grazie ad essa potremo avere un mondo migliore e, in questo frangente, tornare alla normalità quanto prima.

Ciao a tutti, ora mi sono stancata di sentire “tanto muoiono solo i vecchi oppure aveva patologie pregresse”…
Bene, ho 41 anni, proprietaria di un ristorante e mamma di due bambini di 9 e 14 anni, a dicembre mi è stato diagnosticato adenocarcinoma alla testa del pancreas, il 13 gennaio subisco duodenocefalopancreasectomia radicale, 64 punti, aperta da parte a parte, ora sotto chemioterapia adiuvante per scongiurare recidive… fino al 28 di novembre non avevo patologie pregresse e avrei superato il virus come tutti (o quasi) i giovani e forti… ora NO, ora sono una paziente a rischio tanto quanto un “vecchio” di 90 anni perché la chemio ti devasta, lotti per vivere ogni istante e poi arriva il virus, ti senti messa da parte, la tua vita non vale più nulla, sei tra quelli che “tanto era malata già prima”…
Non è giusto umanamente ragionare così, sbattersene del prossimo, siamo tutti esseri umani ed io non mi sento per nulla protetta da uno stato che nasconde, che fa test solo se sei già con polmonite interstiziale resistente agli antibiotici e lascia liberi di andare in giro asintomatici perché poco infetti, ti raccontano di non usare le mascherine perché non servono… io senza guanti e mascherina ffp3 non posso uscire di casa, vivo da dopo l’operazione con mia madre, anche lei sotto chemioterapia per il mio stesso tumore ma ancora non operabile, mia nonna di 94 anni e i miei due figli che non potranno rientrare a scuola a causa dei rischi che correremmo noi tre adulte vecchie o malate, viviamo noi in quarantena a causa della mancanza di dati certi, censure varie per non allarmare e soprattutto per la noncuranza delle persone che vanno in giro pur sapendo di essere a rischio, perché chi è in quarantena perché esposto al virus DEVE STARE A CASA SUA, non andarsene a passeggio o a far la spesa senza prendere precauzioni, eppure succede e molto spesso, non è possibile controllare fisicamente tutti quelli sotto sorveglianza attiva in tutta Italia (vero che da due giorni questo dato non viene più fornito perché spaventava, ma queste persone esistevano due giorni fa e ancora esistono, non sono svanite perché non se ne conosce più il numero)…
Poi senti il tg e raccomandano agli over 60 di limitare al minimo la vita sociale, di uscire solo se strettamente indispensabile, quindi i nipotini non li potranno più incontrare perché magari a scuola hanno contratto il virus… a cosa serve il disinfettante per le mani quando sappiamo tutti cosa fanno i bambini? “Mi presti la matita” (appena messa in bocca magari) e in modo più che fisiologico il virus si propagherà alla velocità della luce… i genitori ipoteticamente lavorano il sabato e il bimbo, ignaro portatore asintomatico, viene lasciato ai nonni… 14 giorni dopo il nonno o la nonna viene ricoverato/a in terapia intensiva, peggiora, muore… stesso discorso vale per tutti gli immunodepressi, per i pazienti oncologici, per le persone comunque fragili a cui pare non importare a nessuno…
Ricordatevi che ANCHE NOI SIAMO PERSONE e forse, più di chi è sano e lo da per scontato, apprezziamo la vita, per quanto difficile sia la nostra condizione, lottiamo ogni istante per restare vivi, diamo valore ad ogni giorno perché potrebbero restarne pochi, ma NESSUNO HA IL DIRITTO DI DARE MENO VALORE ALLA NOSTRA ESISTENZA, PERCHÉ SIAMO ANCHE NOI ESSERI UMANI.

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