Siamo fermi, ma dove stiamo andando?

L’Italia si è fermata. Dobbiamo stare a casa, scopriamo nuove forme di socialità come i flash mob sui balconi. Non sappiamo ancora quando finirà. Chissà se potremo godere della primavera. In questo momento siamo ancora intontiti, confusi, ed è presto per fare bilanci, per capire davvero, a fondo, che cosa sia successo. Tutto ciò che sappiamo è che eravamo felici e non ce ne rendevamo conto.

In ogni situazione brutta, dobbiamo però anche trovare il lato positivo. La riduzione dell’inquinamento in alcune delle aree più inquinate del mondo, ad esempio, anche se la consolazione di fronte alla perdita ad oggi di oltre mille vite sembra ben magra. E cosa faremo, quindi, quando tutto sarà finito? Non so se la nostra società (non parlo dell’uomo tout court, perché il mondo è davvero troppo grande e con troppi interessi in gioco) ne uscirà cambiata, più matura e consapevole. Non ci spero molto, la memoria è corta, la frenesia di uscire sarà troppo grande. Ma le riflessioni, poi, saranno d’obbligo. Capire che il sistema produttivo, così com’è oggi, non va bene. La delocalizzazione selvaggia non va bene. Ma soprattutto è il nostro stile di vita che non va bene, il nostro cuore. Com’è possibile aver assistito a scene come quella di chi se ne va a sciare, di chi è totalmente disinteressato alla sorte del prossimo e non può assolutamente rinunciare all’aperitivo? Com’è possibile che siamo arrivati a questo punto? Come, come ci siamo arrivati? Si sono levate alcune voci quasi di consenso, anche se certamente non è il termine giusto, verso questa situazione che la Terra starebbe usando per riprendersi ciò che le spetta. Quasi fossimo noi, il virus. Un’immagine senza dubbio suggestiva. Ma per come la vedo io, bisognerebbe andare un po’ oltre. Prima di tutto in un momento come questo sarebbe invece d’obbligo recuperare la nostra umanità e capire che il virus non è l’uomo ma la mancanza di umanità che si è insediata nell’uomo. La mancanza di empatia, di compassione ecc. L’antispecismo per come la vedo io deve avere come obiettivo un’umanità nuova, più gentile, più bella, e per farlo deve amarla, non considerarla un virus. L’uomo è una parte, e una parte bellissima quando vuole, di questo bellissimo pianeta. Un animale fra i tanti che ha fatto cose pazzesche, l’arte, la cultura, la filosofia, la scienza, l’unico animale che riesce a curare altri animali anche di altre specie e a salvare vite. Lo so, è anche la specie peggiore perché da un grande potere derivano grandi responsabilità. Ed è proprio per questo che occorre ripensare l’umanesimo, non distruggerlo, non auspicarne l’estinzione. Bisogna essere molto ciechi per non vedere la bellezza della vita che nasce, delle persone che si amano, dei bei gesti che solo gli umani sanno fare, solo gli umani e nessun’altra specie al mondo. Ci sono cose che sono così peculiari dell’uomo, cose bellissime… Occorre recuperare l’umanesimo perché solo così si potrà recuperare l’umanità.

Avrei molte cose da dire ancora, magari in un altro post. Approfittiamo però di questo tempo per uscire un po’ cambiati, un po’ migliori. Lo dobbiamo a quanti stanno pagando con la sofferenza o, peggio, con la vita errori che si sarebbero potuti evitare. C’è un tempo per ogni cosa. Forse questo è quello per una pausa di riflessione che ci interpella tutti. 

 

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