Dalle fake news ci si difende con la censura?

Come attivista in questi giorni mi sto dando molto da fare per diffondere informazioni sul Coronavirus, in particolare sulle novità rispetto alle potenziali cure e sul fatto che ci sono anche tanti interessi economici dietro ai medicinali di cui bisogna tener conto. E ho visto che c’è una generale attitudine non solo alla diffusione di fake news, ma anche una tendenza contraria, quella secondo cui l’informazione non dovrebbe essere divulgata perché non tutti sono in grado di gestire le notizie che ricevono. Affermazione che potrebbe avere un fondamento se pensiamo che è partito l’accaparramento all’idrossiclorochina. Ma la necessità di contenere atteggiamenti irrazionali non può mai portare a pensare di limitare il diritto all’informazione. Non è la censura che farà sì che non circolino fake news, che peraltro sono nate con l’uomo, ma la capacità di discernere con pensiero critico. Invece sento sempre più spesso affermazioni della serie che la democrazia non è per tutti, che il diritto di voto debba essere limitato e che la libertà di esprimere il pensiero debba essere a sua volta contenuta. Una nuova Inquisizione, insomma. Assurdo. Assurdo. 90 anni fa in Europa accadde qualcosa di simile. Penso che si stia percorrendo una pericolosa china; mi auguro restino voci isolate. Chi decide cosa possa essere detto?

Duecento anni fa un medico capì che lavandosi le mani si potevano prevenire infezioni potenzialmente mortali. Fu deriso da tutta la comunità scientifica finché non si comprese che aveva ragione. Pensate se questa informazione, che possiamo dire fu bollata come fake news, non fosse circolata perché qualcuno dall’alto decideva che non si poteva divulgare.

Come cittadini dobbiamo pretendere che il nostro diritto alla salute sia tutelato rispetto agli interessi economici. La pandemia si è diffusa tanto proprio perché il mito della produttività è stato anteposto, nelle sue fasi iniziali, al diritto alla salute. Quindi dobbiamo parlare delle informazioni che si reperiscono, capire insieme se sono vere, reali, verificabili, verosimili o false. E’ un diritto/dovere. Ma mai la protezione dalla diffusione di informazioni fasulle può essere barattata con la libertà di pensiero, opinione ed espressione. Mai. Anche perché non è detto che le informazioni “dall’alto” siano tutte veritiere. Ignorare che gli interessi economici abbiano un peso importantissimo nelle decisioni istituzionali è una ingenuità molto grave. Dalle false informazioni ci si difende con la conoscenza. Dalla mancanza di libertà difendersi è molto più difficile. 

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